Pagina:Algarotti - Il Newtonianismo per le dame, 1737.djvu/172

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160 Dialogo Quarto.

tra’ quali fpiccano ì fette principali 3 annoverati poc’anzi, che l’uno appo* l’altro fiammeggiano;

Ne il fuperbo Pavon sì vago in mcftra Spiega la pompa dell’occhiute piume 9 Mi l’Iride sì bel la indora, e inno/ira Il curvo grembo, e ruggiadofo al lume.

Piacemi, che il Taflo, che avea alcun poco le rifrazioni per la Tua Armida offefo, fiati ora riconciliato coli’ Ottica. Così ella; ed io: fono quelli colori, ond’è l’immagine tinta, fecondo la fua lunghezza difpofii in maniera, che il roflb è neH’eftremità inferiore di efTa, a cui fegue Tarando, e a cjuefto il giallo, pofeia il verde, indi l’azzurro, l’indaco, e finalmente il violetto, che è il più atto di tutti, e neH’eftremità fuperiore dell’immagine, con quegl" infiniti gradi di colori intermedi, che legano, ed unifeono infenfi bilmente infieme i fopradetti fette colori primarj J Nè il Coreggi o, nè Tiziano, nè la Rofalba colle fua Tizianefche dita, anno giammai in tal modo unirò, e sfumato mezze tinte infìeme per far tondeggiare un vifo.

Per ifpiegare quefto gran cangiamento una di quelle due cofe, converrà dire, o che la luce fia compofta di raggi diverfamenie colorati, e diverfamente rifrangibili, coficchè il prifma altro non faccia, che fepararli l’un dall’altro, allorché padano per eflb, e in tal modo i divedi colori dipingano, e una lunghezza molto della larghezza maggiore fi oflervi neh? immagine, la