Pagina:Algarotti - Il Newtonianismo per le dame, 1737.djvu/201

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Dialogo Quarto. 189

chè quefto ogni forra dì raggi in fi onuene pi u bislungo apparifce ancora, e tinto di tutti i eo o r e e Inde’, laddove da un lume omogeneo lll ugnato, non altererà guardato «jrerfo del prifma nè la fua figura, ne il fuo colore. 1 erdoLte, replica» io, o Madama, alla noftra debolezza, fe ciò che mmo l dì dire. Al Signor Newton, e a ™f &rh *™«% vea d’intendere con una mezza paro a,» W«= 1 fuol dire,la Natura, e d’indovinar nelllFiiica nub n.ado l’incertezza fua. Egli è pero perfiuo d’irvi, che le moiche, ed altri tali piccioli oggetti in un lume omogeneo pofti.diftintaracnte fi.veggono col prifraa all’occhio, e una mmutiflima illmpa come di un Elzeviri©, può facilmente leggeri!, le quali cofe altramente vanno al lume eterogeneo del Sole per la confuiionc, e quantità de’ colori che nafce.

Allora io abbandono il pnfma alla Poelia, acciò fe ne ferva nelle comparazioni, che non g ì fanno troppo onore. Quel famofo Poeta, di cui voi l’altro giorno ammiratte tanto, e lafc ulte lui bel principio la Canzone, lo raffomigha alla ralla Eloquenza, che effufea la faccia del vero, prodiga fenza diftinzione alcuna i fuoi ornamenti, e io* pra ogni cofa fparge i fuoi abbaglianti colon. Egli è certo, che in quefla comparazione ù dee intendere il prifma, per cui pana ogni forra di raggi. Quando non ne pattati, dille la Marchela* -che di omogenei, non li potrebbe egli anzi, fecondo che mi fembra, alla vera eloquenza e al vero 1 piti io rauomigllare? Egli ci fa fenz’altra