Pagina:Algarotti - Il Newtonianismo per le dame, 1737.djvu/254

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242 Dialogo Sesto.

formata da’ vapori, e dalle efalazioni di quello noftro bailo Mondo. Ma esse non vi vollero già fllre lungo tempo, poiché oltre a’ molti antichi Filofofi, che le confiderarono, come una delle non paffaggiere, ma durevoli Opere della Natura, gli Agronomi, i quali doveano avere la loro parte in una co Ci, che è fopra dì noi, ci afficurano efferelle lontamffimc dalla Terra, ed alcune effeme più lontane del Sole me deli mo. Queste Comete, dille la Marchefa, fono almeno di mal’augurio per li Sistemi, se non fono per le Tette coronate. Né quelle furono, foggi uns’io, le fole noje, ch’elle diedero a’ Filolofi. Pofte ch’elle furono tra’ corpi celefti, non fi poterono accordare colla folidità, ch’era fiata accordata a’ Cieli fu Ila parola d’Ariiìotele; coficchè, fe non li volle, che frac a (Tallero, e ger tallero in pezzi tutto l’Universo paflando per quefti Cieli Ariftoteliei, bi fognò nfolverfi a farli fluidi; e fatti, che furori fluidi divennero Vortici, contro i quali effe rinovanon più che mai viva la guerra per diftruggere una vaghiffima immaginazione, ch’era Hata dal Mondo ricevuta con tanto applaufo, e a cui altro son mancava che la verità. Alcune di effe non in fatto Talora difficoltà di traverfar tutte le orbite de* Pianeti venendo quali a dirittura dall’alto del vortice fino al Sole, alcune fi fon moffe per un verfo totalmente contrario a quello de* Pianeti fenza ricever nè in un cafo, nè nel!" altro alcun rirardamenro nel loro moto; il che avrebbe dovuto fenza dubbio fuccedere, fe vi folle una materia, che g traile intorno al Sole, e giraffe a