Pagina:Algarotti - Il Newtonianismo per le dame, 1737.djvu/38

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26 Dialogo Primo.

tutte queste cose non son più come quelle, che sono il risultato di queste disposizioni e della Luce combinate insieme. Oltre che potrei citarvi l’autorità di Virgilio che dice, che la nera Notte spoglia gli oggetti de’ lor colori; il Poeta Lucrezio, che ci â dato in gentilissimi versi un corpo di questa Filosofia degli atomi, questo Poeta Filosofo ci fa temere una terribile conseguenza, se ci avvisassimo mai di suppore i corpi, e i loro principj colorati:


     — — — — — — Attribuir non devi,


ci dice egli,

     Colori a’ semi, acciò per se non torni
     Il tutto in tutto finalmente al nulla.


Voi mi date, disse la Marchesa, conseguenze e versi, ed io ho bisogno di avere in vece rischiaramenti e spiegazioni. Il Descartes, rispos’io, ve le darà abbondantemente; egli che è entrato su questo soggetto in molto più ampia discussione, che non â fatto Lucrezio. I suoi principj ne son differenti: ma in questo punto egli si accorda cogli Atomisti. Del resto voi volete de’ sistemi, e bisogna contentarvi. Voi vedrete ciò, che l’immaginazione â prodotto di più ardito, e che â sedotto per alcun tempo coloro, che si fregian del bel nome d’Indagatori della Verità. L’illusione alla fine è svanita, i Filosofi son divenuti più cauti, e più difficili; e si fanno l'uno