Pagina:Algarotti - Il Newtonianismo per le dame, 1737.djvu/53

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Dialogo Primo. 41

con sì poco, come son particelle che girano, si potesser far tante cose, e mi par bene che in grazia di tutto questo si possa perdonare un po’ di fretta, e lasciar da parte il moralizzare. Io amo infinitamente i Cinesi, perchè mi dicono, ch’essi fanno con pochissimi strumenti ciò, che noi facciamo con molti; e la Musica Francese mi pare tanto più apprezzabile dell’ordinaria nostra, quanto che con alcune semplici e piane note ella giunge, per quel ch’ho udito, ad agitare il cuore e commuover dell’animo gli affetti; laddove la nostra con tutte le sue spezzature, colle sue volate, e co’ suoi trilli ci lascia per lo più nella tranquillità e noja di prima. Coloro, che per ogni picciola cosa mettono in opera gran macchine, mi pajon simili a quei Dittatori, ch’erano talvolta eletti in Roma con ogni solennità, e non lasciavano di eleggere un Maestro dì Cavalleria a solo fine di conficcare un chiodo in Campidoglio. Si potrebbono a questi aggiungere, replicai io, se cercate illustri ridicoli, con che scusarvi, quei Re di Persia, i quali non mangiano, non passeggiano, e non entrano nel Serraglio, se prima un Astrologo dopo molte osservazioni e molti calcoli non gli â assicurati esser quella un’ora felice per intraprendere o l’una, o l’altra di queste imprese. Che se noi fossimo stati in Persia, quanti Astrologhi, quante osservazioni, e quanti calcoli prima di farvi divenir Filosofessa! Il che può essere di qualche maggior conseguenza di una passeggiata del Re. Io temo, rispos’ella, non aspettando l’Astrologo avesse fatti i suoi cal-