Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/139

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emanuele filiberto a pinerolo 125

re di Francia a Lione con cinquemila fanti e quattrocento cavalli. Era un’idea luminosa, da grande cavaliere e da grande politico; di quelle cose che pensava e faceva egli solo, l’ardito e profondo Emanuele Filiberto. Senonchè, a interrompere bruscamente l’allegrezza suscitata da quegli avvenimenti, venne pochi giorni dopo l’annunzio della malattia grave di Margherita di Valois e del principino. Tutti ne furono atterriti. Se quell’unico figliuolo del duca moriva, il Piemonte toccava di diritto ai principi di Savoia Nemours, mezzi francesi, per non dir francesi dalla testa ai piedi; e la Spagna non lo avrebbe mai consentito. — Il che vorrebbe dire, — esclamava il notaro, con calore, — che noi cadremmo dalla Francia nella Spagna (e guardava intorno, se ci fosse l’ombra del Benavides), dalla padella nella brace, dall’inferno alla dannazione! Ma c’è proprio piovuto la sperpetua, dunque, su questa povera Pinerolo! — E si piantava con le braccia incrociate davanti alla figliuola che teneva il mento sul petto. Il principino guarì, come Dio volle; ma la gioia pubblica fu soffocata immediatamente dalla notizia della morte della Duchessa. E la ragazza ne fu afflitta sinceramente. Si seppe che nessuno del seguito del Duca a Lione aveva avuto il coraggio di annunciargli subito quella sventura, e che quando l’aveva intesa, n’era rimasto fulminato. — Dio lo vuol provare in tutte le maniere, — diceva la signorina; — ma egli avrà forza di vincere il dolore; egli è nato per essere grande nei trionfi e nella sventura. — Intanto, la notizia che Emanuele Filiberto, ritor-