Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/168

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154 alle porte d’italia

cuoca che porgeva a mio padre la Gazzetta del popolo, arrivata allora, e poi tutta la scena: mio padre dà una scorsa al foglio, e grida: — Ah! l’hanno agguantato finalmente! — e noi tutti prorompiamo in una esclamazione di maraviglia e di gioia. Poi tutti zitti, immobili, a sentir la lettura d’una corrispondenza da Vigone, nella quale era raccontato l’arresto dell’assassino famoso, che da molti mesi atterriva e inorridiva il Piemonte; l’apparizione inaspettata dei carabinieri nell’osteria dove egli stava desinando con uno dei suoi, la lotta accanita, la resistenza furiosa del mostro, forte come un toro e svelto come una tigre, le varie vicende di quella mischia disperata che noi seguitammo con l’animo sollevato, quasi ansando, come se l’esito fosse ancora incerto; e finalmente il largo e profondo respiro dato da tutti all’intender quelle benedette parole: Si arrese. Dei carabinieri, non so come, m’era rimasto impresso il solo nome del Gamalero; e me lo ripetevo sovente, a voce alta, con gratitudine. Perchè era un pezzo, per dio Bacco, che noi ragazzi, facendo delle scappate in campagna, tremavamo di veder sbucare da una siepe o da un fosso lo spaventevole bandito, e scappavamo come il vento alla vista d’ogni faccia barbuta. Nessun altro masnadiero ci aveva mai ispirato tanto terrore e tanto ribrezzo. Era perchè il Delpero non aveva mai mostrato mai neppur uno di quei rari e istantanei sentimenti di mansuetudine che passan per l’animo anche ai malfattori più tristi, una di quelle qualità, per esempio, che avevan reso quasi simpatico,