Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/309

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la rocca di cavour 295

svolazzavano per le navate; e poi ci avviammo per salire sulla rocca. In quella stessa piazza, dov’è ora una bella fontana di pietra, si crede, da certe iscrizioni antiche state scoperte nel paese, che ci fosse un bagno e una piscina, fatti costrurre in un podere proprio, e poi donati ai suoi concittadini, municipiis suis, da una Seconda Asprilla, sacerdotessa d’un tempio consacrato a Drusilla, sorella di Caio Caligola. — Non solo — mi diceva forbitamente il professore; — ma è tra i cultori di studi archeologici fondata opinione che l’antico bagno traesse alimento dalla sorgente medesima, che fornisce l’acqua alla odierna fontana. — Ma qui fu un vero divertimento, perchè il buon proprietario agricolo professava una tale pietà per tutte quelle bale di erudizione antica, e deplorava così sinceramente che persone di buon senso ci sciupassero il loro tempo invece di consacrarsi all’agricoltura “vero fondamento degli Stati„ che gli pigliava mal di stomaco solamente a sentirne discorrere; e guardava il mio professore con una faccia così provocante, fra la finta maraviglia e la corbellatura, che quello ci s’inverdiva dalla stizza, benchè mostrasse di non badarci. Già, mentre stavamo per entrare in chiesa, a sentir dire che Annibale aveva accampato vicino a Cavour l’ala sinistra del suo esercito (il qual fatto, oltre a potersi dimostrare probabile con certi passi di Tito Livio, veniva provato dai molti denti d’elefante che avevan ritrovati in quelle terre), si era soffermato in mezzo alla piazza, guardando fisso l’amico, come si guarda un matto da le-