Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/345

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i difensori delle alpi 331

Magnificava il sistema di reclutamento: quello dell’esercito dell’avvenire. Non eran battaglioni misti di gente d’ogni provincia: erano pezzi viventi d’Italia che passavano, coi loro nomi e con le loro tradizioni; e avevan ciascuno una propria alterezza di famiglia, innestata sul largo sentimento dell’amor di patria e dell’onor nazionale. — Guardino che frontispizi di galantuomini! — Montanari di cervello dritto, coi concetti del tuo e del mio ben distinti, logici come quattro e quattr’otto, dai quali s’ottiene tutto ragionando, persuadendoli che le mancanze sono “cattive speculazioni„; affezionati ai loro uffiziali, coi quali prendon familiarità, senz’abusarne, nella vita comune della montagna; punto attaccabrighe, neppur quando trincano; sani e schietti come l’aria delle loro vallate. — Viva il battaglione Alto Tanaro! — gridò, alzando il cappello. — Viva Savona! Viva Mondovì! Viva Oneglia! — gridò la folla. E tutto il primo battaglione passò, — fra quelle rumorose acclamazioni della patria, ch’egli sentiva per la prima volta, — tranquillamente, — come se non fosse il fatto suo; e portò al Re d’Italia il primo saluto delle Alpi e del mare.


E vennero innanzi le nappine rosse di Val Tanaro, salutate due volte da diecimila grida. Mi parve di riveder passare il primo battaglione. Ma non v’erano più i visi bruni della marina. In questo erano i figli di tutti quei villaggi segnati dalla storia, i cui nomi sono per noi come