Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/354

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
340 alle porte d'italia

solo, che da ragazzi s’erano avventurati tremando nelle tenebre della grande caverna del Rio Martino, echeggiante di fragori misteriosi; e dei Paesanesi, usati a indicare al forestiero la casa leggendaria dove spirò Desiderio; e montanari di Casteldelfino, pratici della foresta stupenda di pini cembri, a cui il Monviso deve il bell’aggettivo di Virgilio. Villaggi, borgate, dove durano ancora costumanze bizzarre antichissime. Parecchi di quei soldati, per esempio, — quelli di Sampeyre, — li aveva portati a battesimo il padrino, con le spalle ravvolte in un fazzoletto bianco, simboleggiante il suo ufficio donnesco. Essi medesimi, al desinare degli sponsali, sarebbero passati in piedi sopra la tavola per andar a schioccar un bacio alla sposa, sotto la cuffia carica di trine fatte in casa. Altri riceveranno da lei, il dì prima del matrimonio, il regalo consacrato del pagliericcio e il loro corteo nuziale sarà romanamente preceduto da un giovinetto portante una conocchia fasciata di lana. E per molti il letto matrimoniale sarà il primo letto in cui avran la consolazione d’allungarsi, poichè nei paesi loro, per tradizione, il celibato non ha diritto che al fenile. — Sono sposi di buona stoffa, — disse il Rogelli; — lo garantisco io! — E tutti risero; ma egli non rise. Sì, certo, egli li aveva visti lavorar senza zaino. Con lo zaino, maraviglie; senza zaino, prodigi. Salgono su per l’erte più ripide, diritti come statue, col respiro inalterato; camminano su per massi mobili di roccia bilicati sull’orlo dei precipizi; s’arrampicano su per le nevi ghiacciate, per pareti di sasso quasi verticali, attaccandosi