Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/375

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i difensori delle alpi 361

d’istituti benefici, formicolante d’operai lanaioli con la gazzetta spiegata fra le mani; e davanti tutte le alture, la forma graziosa di Monte Summano, colorito di fiori. La folla si cacciò innanzi dalle due parti, curiosa, gridando viva Vicenza, viva Schio, viva Thiene. Eran soldati vivaci, facce espressive, fisonomie di montanari sagaci e ragionatori. Il Rogelli si vantava di distinguere una valle dall’altra, di riconoscere i valdagnesi d’origine nordica, scesi dai monti dirupati di Recoaro, da quelli dell’angusta valle dell’Astico, nati all’ombra del Capel del Dose. Ma era pura millanteria. Il battaglione, peraltro, presentava una varietà notevole di volti, e tutte le sfumature immaginabili del biondo dei capelli e del rosso delle carni. Erano bei fusti di giovanotti, degni rampolli di quegl’indefessi contadini del Canale di Brenta che lavorano da tre secoli a convertire in campi fecondi le nude rocce; figli della antica lega dei Sette Comuni, gloriosa dei suoi cinquecento anni di governo autonomo, e della sua fedeltà cavalleresca a San Marco; ingagliarditi alle aure “pregne di vita„ dei boschi e dei pascoli sull’ubertoso altipiano che si leva tra la provincia di Vicenza e Valsugana. Chi sa! Ve n’eran forse parecchi nati in quei villaggi fuori di mano, dove si parla ancora il dialetto cimbro; v’era certo qualcuno di quegli ossuti ed agili montanari che tiran giù le slitte al fondo della valle dal bel villaggio d’Enego; e non pochi, senza dubbio, che avevan già fabbricate molte migliaia di quei milioni di scatole e di secchie che portano sin di là dall’Oceano il modesto nome del loro paese. Vaghi