Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/377

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i difensori delle alpi 363

egli rispose, esaltandosi. Ebbene? Sì, oggi son matto, e dico che un vecchio italiano che non diventa un po’ matto, al veder passar tutti insieme per la prima volta i figliuoli armati delle Alpi, ha meno cervello in capo di quelli che lo perdono! Ah! poveri patriotti morti, poveri nostri vecchi sepolti, che non li potete vedere! — Ed eccitato com’era, si sarebbe lasciato soverchiar dalla commozione, se gli applausi fragorosi che salutavano Val di Schio, non fossero stati interrotti improvvisamente da uno squarciato grido: — Val Brenta! — che annunziò un nuovo battaglione.



— Val Brenta! — rigridò la folla voltando le diecimila teste verso il battaglione che s’avvicinava. Fu come un soffio d’aria di Venezia che ci venne in viso. — L’agronomo fece l’atto della deglutizione, socchiudendo gli occhi, e sclamò: — Ah! l’eccellente Verdiso! — Ecco gli Alpini di

là dove il Sile a Cagnan s'accompagna.


Era Treviso che veniva innanzi, la prediletta amica di Venezia, la giovanile e arguta Treviso, felice della divina ricchezza d’acqua, d’aria e di verde che le dà salute e fragranza. Eran soldati d’aspetto geniale, d’occhi sfavillanti, d’andatura viva e sciolta; figure di montanari, molti, ma come ingentiliti anche di fuori dallo spettacolo d’una bella natura, illeggiadrita dall’arte; molti visi che facevano supporre una vena di bizzarria piacevole, estri di capi originali, fantasie vivide e mobili come fiammelle agitate. —