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50 alle porte d’italia

fortuna che m’annunziava la lettera, d’un mio amico di Parigi. Il maggiore De Beaulieu era discendente in diretta linea di quel valoroso De Beaulieu che aveva governato e difeso il forte di Santa Brigida durante l’assedio famoso di Pinerolo del 1693. Io n’avevo letto e ammirato le gesta la settimana prima. — Il maggiore, diceva la lettera, passando di Torino per tornare in Francia, si reca a Pinerolo a visitare i luoghi dove combattè il suo antenato. —

Figuratevi! ruzzolai le scale. E mi trovai davanti un bell’uomo sui trentacinque anni, biondissimo, d’una corporatura asciutta di cavallerizzo, vestito da viaggiatore, con eleganza. La voce me lo rese immediatamente simpatico. Aveva combattuto a Sèdan, luogotenente d’artiglieria, nel corpo del generale Wimpffen; era stato due anni in Africa; non parlava, ma capiva l’italiano.

Mais, c’est très beau ici! — disse dopo le prime parole, accennando i monti. — Intendo assai bene ora come il conte di Tessè si sia difeso accanitamente. Doveva rincrescer molto a lui e a tutti i Francesi di sloggiare di qua. — Aveva già fatto un giro per Pinerolo, col piano della città forte fra le mani, ed era contento d’aver ritrovato fin dai primi passi l’edifizio dell’antico arsenale.

— Dunque io vi debbo fare da cicerone? — gli dissi. — Badate che non sono in grado d’insegnarvi altro che la strada.

Non gli occorreva altro. Aveva letto le relazioni militari del tempo, specialmente la storia del marchese di Quincy, brigadiere di Luigi XIV;