Pagina:Aminta.djvu/24

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24 Atto Primo.

Del vincitore, humiltà, sofferenza,
Pianti, sospiri, e dimandar mercede.
Mostrommi l’ombra d’una breve notte
Allhora quel, che ’l lungo corso, e ’l lume
Di mille giorni non m’havea mostrato:
Ripresi allhor me stessa e la mia cieca
Simplicitate, e dissi sospirando:
Eccoti, Cinthia, il corno, eccoti l’arco,
Ch’io rinuncio i tuoi strali e la tua vita.
Così spero veder, ch’anco il tuo Aminta
Pur un giorno domestichi la tua
Roza salvatichezza, ed ammollisca
Questo tuo cor di ferro, e di macigno.
Forse, ch’ei non è bello? ò ch’ei non t’ama?
O ch’altri lui non ama? ò ch’ei si cambia
Per l’amor d’altri? over per l’odio tuo?
Forse ch’in gentilezza egli ti cede?
Se tu sei figlia di Cidippe, à cui
Fu padre il Dio di questo nobil fiume,
Et egli è figlio di Silvano, à cui
Pane fu Padre, il gran Dio de’ Pastori.
Non è men di te bella, se ti guardi
Dentro lo specchio mai d’alcuna fonte,
La candida Amarilli, e pur ei sprezza
Le sue dolci lusinghe, e segue i tuoi
Dispettosi fastidi. hor fingi, (e voglia
Pur Dio, che questo fingere sia vano)
Ch’egli, teco sdegnato, al fin procuri,
Ch’à lui piaccia colei, cui tanto ei piace,
Qual animo fia il tuo? ò con quali occhi
Il vedrai fatto altrui? fatto felice


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