Pagina:Aminta.djvu/32

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32 Atto Primo.

Li pastor paesani, e pellegrini,
Che quivi il caso guidi: e forse (ahi, spero
Troppo alte cose) un giorno esser potrebbe,
Ch’ella, commossa da tarda pietate,
Piangesse morto, chi già vivo uccise,
Dicendo, O pur qui fosse, e fosse mio.
Hor odi. Tirsi Segui pur, ch’io t’ascolto,
E forse à miglior fin, che tu non pensi

Aminta
Essendo io fanciulletto, si che à pena

Giunger potea con la man pargoletta
A corre i frutti da i piegati rami
De gli arboscelli, intrinseco divenni
De la più vaga e cara Verginella,
Che mai spiegasse al vento chioma d’oro:
La figliuola conosci di Cidippe,
E di Montan ricchissimo d’armenti,
Silvia, honor de le selve, ardor de l’alme?
Di questa parlo, ahi lasso: vissi à questa
Così unito alcun tempo, che frà due
Tortorelle più fida compagnia
Non sarà mai, né fue.
Congiunti eran gli alberghi,
Ma più congiunti i cori:
Conforme era l’etate,
Ma ’l pensier più conforme:
Seco tendeva insidie con le reti
A i pesci, ed à gli augelli, e seguitava
I cervi seco, e le veloci dame,
E ’l diletto, e la preda era commune:
Ma, mentre io fea rapina d’animali,


Fui