Pagina:Andrea Conti Matematico ed Astronomo.djvu/16

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Pessuti ed al Calandrelli. Consisteva esso nel determinare in un circolo, il cui piano è normale all’orizzonte, un arco, la cui corda possa percorrersi nello stesso tempo che due corde uguali sottendenti ciascuna la metà di quest’arco. Egli, partendo da nuovi principii, pervenne a stabilire alcune formole più semplici, applicabili altresì al caso di un numero qualunque di corde: del che niuno prima di lui aveva trattato.

Non molti anni il Conti sopravvisse all’amico. Nella state del 1839 fu minacciato da un idrope di petto; e ben presto i sintomi tanto si raggravarono, che tolsero ogni speranza della sua vita. Conservò serena la mente e placido il volto fino agli estremi suoi giorni: e tra le braccia di molti amici e discepoli, che ad assisterlo e sollevarlo eran solleciti, la mattina del 12 di febbraio 1840 rendè l’anima al suo creatore. Il suo passaggio fu quello dell’uomo giusto: così i conforti della religione e la rimembranza d’una vita incolpabile vengon sempre dolcissime a temperare le angosce di morte! Molti furono che piansero la sua perdita, perchè a molti fu utile, molesto a nessuno. Il suo vivere fu quello del vero saggio: ed i suoi modi, leali a semplici, sommamente piacevano a quanti avevano occasione di star con lui. Invidia ed ambizione mai non turbaron la pace del suo animo: ed in altro non trovò maggior diletto che in beneficare altrui. Manifesta prova volle anche morendo lasciar di ciò, chiamando il più povero tra’ suoi nipoti ad ereditare que’ pochi beni che le sue fatiche ed il temperato vivere gli aveano procurato. Altre somme poi ed altri oggetti da lui posseduti legò alle persone che lo avevano assistito, ed agli amici, de’ quali niuno fu a cui non rimanesse di lui qualche cara memoria. Giace il suo corpo