Pagina:Andrea da Barberino - Guerino detto il Meschino, 1841.djvu/215

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capitolo xvi. 159

era di terra e le lettere dicevano: fuggi la superbia. In su la sedia era un bel vecchio con panni sacerdotali vestito, e aveva in capo una mitra papale; d’ogni lato aveva sei sedie con quattro scalini di marmo, per li quali s’andava a queste sedie, in su ciascuna delle quali siede un sacerdote con cappello in capo, che aveva sette parole scritte sopra il capo: fortezza, giustizio, temperanza, prudenza, fede, carità, e speranza. Sopra il capo del maggior sacerdote v’era una croce adornata di molte pietre preziose, o sopra questa croce il nostro Dio in croce, e dietro alla sedia v’era una vite che andava sino al cielo della sala, e spandeva e copriva tutto il cielo della sala ch’era tutto d’oro e d’argento smaltata: pareva che fosse l’uva naturale. La maggior parte delle uve erano pietre preziose, e sopra il capo di questo gran sacerdote erano fatti i sette doni dello Spirito Santo. Il primo diceva, temi Dio e sprezza la superbia. Il secondo diceva, abbi pietà del prossimo e disprezza l’invidia. Il terzo diceva, obbedisci a Dio, e disprezza l’ira. Il quarto diceva, confidati nella fortezza di Dio, e disprezzerai l’accidia. Il quinto diceva, consigliati con Dio, e disprezzerai l’avarizia. Il sesto diceva, abbi l’intelletto a Dio, e disprezzerai la gola. Il settimo diceva, studia la sapienza di Dio, e disprezzerai la lussuria. Questi sono contro i peccati mortali, i quali erano scritti nei sette scalini. Il primo di questi sette scalini più basso è d’oro, perchè l’oro è il desiderio dell’avaro, e cosa temporale e la più vile cosa che sia a farsi soggetto alle cose terrene, perchè poco durano: il secondo è d’argento, e rappresenta la luna, che è pianeta freddo, e così l’uomo accidioso è sempre freddo, e umido e di nessuna cosa si rallegra: il terzo di rame, perchè l’invidioso sta sempre tra la povertà e la ricchezza, porta invidia al ricco per la ricchezza, e al povero per la sanità, e per l’allegrezza che vide in lui come il rame che vuol esser oro per l’invidia che porta all’oro, poi si vuol far argento e non può, onde s’ingegna per invidia di contraffarsi. Il ferro, che è il quarto, rompe, spezza ed uccide; così fa l’ira che non racchiude in sè limite veruno. Il quinto è di piombo, il qual è il più basso metallo; è fatto secondo che dicono gli Alchimisti di quel pianeta, il quale ha