Pagina:Andrea da Barberino - Guerino detto il Meschino, 1841.djvu/351

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capitolo xxxiii. 267

suo fratello ch’aveva nome Milone principe di Taranto, i quali già sono passati trent’anni, che prese Durazzo, e ne fu un anno signore, e poi per tradimento perdette la signoria; ciò che poi ne fosse non si potè mai sapere, ma il fratello il quale è re di Puglia è disposto farne vendetta. Pertanto avendo tu fatte tante battaglie per gl’Infedeli piacciati per la fede di Cristo combattere contra gli inimici della fede cristiana. Questo re Guiscardo ha buona gente volonterosa, ma non gli manca altro che un capitano. Io ti farò una lettera, e sarò testimonio della tua valentigia, e darò cento uomini a cavallo, i quali saranno alla tua obbedienza, e andrai al re Guiscardo, ed egli ti farà capitano di tutta la sua gente; va ora in nome di Dio!» Quando il Meschino udì queste parole, tutto si rallegrò, ed accettò quanto aveva detto il Santo Papa, che nel seguente giorno gli diede cento uomini a cavallo e la lettera. Gli armati verso Puglia presero il cammino, e tanto calvalcarono, che giunsero a Napoli, e presentatosi il il Meschino al re Guiscardo con la compagnia, presentò la lettera la qual fece più fede di lui che non fece bisogno. La lettera lo chiamava cavaliero di Dio, dicendo com’egli sicuramente lo dovesse far capitano della sua gente contro i Saraceni. Egli essendo poi a parlamento col re Guiscardo, il qual era suo zio, cioè fratello carnale di suo padre, gli dimandò di dove ei fosse? Il Meschino rispose: — Solo Dio sa di dove io sia, non già io», e dissegli come fu allevato in Costantinopoli, e chiamato per nome il Meschino, e aveva cercato tutto il mondo. Guiscardo allora lo guardò nel viso, e disse: — Saresti quel Meschino che combattè con il Turco, contra il re Astiladoro a Costantinopoli?». Ed ei rispose di . Ed ei disse: — Io ti ho molto caro per la buona nominanza che tu hai». Nel seguente giorno chiamati tutti i suoi caporali, comandò loro sotto pena della sua disgrazia, che dovessero ubbidire il Meschino come la sua propria persona, dicendo: — Io vi do il più franco capitano che sia in tutto il mondo, e vi dico che facciate il suo comandamento, perchè Dio ve l’ha mandato ch’ei vi guidi contro i Saraceni», e detto questo lo fece capitano di tutta la gente da piedi e da cavallo. Fece apparecchiare quello ch’era di bisogno, di navi, vettovaglia, armi e danari, e in capo di due mesi fu-