Pagina:Andrea da Barberino - Guerino detto il Meschino, 1841.djvu/426

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ne uccise più di trenta. Quando videro i pastori la smisurata forza del Meschino, gridarono: «Basterebbe che costui fosse il Meschino il quale difese la nostra città di Persepoli!» e cominciarono a fuggire. Allora il Meschino tornò per la donna e pel cavaliero, e andarono agli alloggiamenti di que’ pastori e trovarono pane e carne cotta assai, e mangiarono e bevettero dell’acqua. Quando Antinisca ebbe mangiato lodò Iddio. Allora quel cavaliero conobbe il Meschino, e inginocchiatosegli avanti, disse piangendo: «Tu sei il mio signore, ohimè che insino a qui non t’ho conosciuto!» Il Meschino gli dimandò chi egli era: rispose: «Io sono di Media, e fui di que’ cavalieri che tu mandasti col traditore Parvidas, il quale quando ebbe dato la città a Lionetto, fu tagliato a pezzi sopra la piazza di Persepoli, e tutta la città è stata messa a sacco, tutti i cittadini vennero uccisi, e noi di Media riuscimmo a campare in duecento. E quelli che scamparono, furono di quelli che si abbatterono la notte di andar fuori». — Quando il Meschino udì queste novelle fu molto allegro. Il Mediano molto ringraziò Dio, e dimandò quello che era avvenuto d’Alessandro e d’Artibano, e il Meschino gli disse averli mandati a cercar da mangiare.

Vedendo Guerino da cinquanta cavalieri, Trifalo, che aveva raggiunto il Meschino, subito disse: «Oime! questi son quelli di quel castello che io ti dissi, per certo Alessandro e Artibano sono morti o imprigionati». — Per questo il Meschino adirato montò a cavallo, e confortato egli e i compagni, chiamò a sè tutti questi pastori coi quali aveva fatto pace, e disse: — «Non abbiate paura che noi ci difenderemo, e se voi sarete valenti e leali, noi piglieremo questo castello e lo daremo nelle vostre mani». — In questo punto Sinogrante si fermò coi suoi cavalieri e disse: «Per Macometto! questa è una gran ricchezza, se io posso aver pace con que’ pastori». Costoro, i quali erano in numero di cento circa, venivano verso di lui. Sinogrante mandò un messo, dicendo: «Il signore Sinogrante dalla Selvatica Rocca, manda salutando tutti i pastori imperocchè Sinogrante vi vuole per suoi fedeli, purchè voi teniate questo bestiame e per voi e per lui, e vi darà ricovero nel suo castello, il quale è in sì forte luogo che non teme de’ nemici». Allora tutti i pastori gridarono: «O signor nostro! noi non vogliamo la sua amistà». Il Meschino disse: «O