Pagina:Anfora perugina.djvu/20

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254 anfora

de nelle diverse figure agli occhi dello spettatore, questo resta molto più freddo ed è molto meno commosso che guardando il vaso di Anzi, dove Bacco ed i suoi seguaci compariscono commossi in vario modo dall’atroce spettacolo. Sullo stesso lato di faccia vediamo un Satiro giovanile nascosto in un bosco, che ci vien indicato da un alloro e da un arbusto di catto. Egli è commosso da pietà per le innocenti vittime, che debbono morire per cagione dell’empietà di Licurgo, e fa alla consorte, che sola è superstite, dei cenni, probabilmente per esortarla a nascondersi presso di lui dal re forsennato. Al di sopra della strage, di dietro a un colle mira una Baccante col timpano nella sinistra. Spaventata ella alza la destra e guarda in su forse verso la sua compagna, la quale è rappresentata dirimpetto a lei sul lato di dietro colla patera in mano. Quella in attitudine enfatica muove la patera colla mano alzata verso la strage, come per accennare, che l’empio è colpito dalla meritata pena. Lo stesso Bacco si mostra commosso dall’atroce soddisfazione che gli viene concessa, e preso da pietà. Spaventato mira il vecchio Satiro il fatto, attoniti o come impietrati il Satiro giovanile e la Baccante, che gli stanno di sotto. Prendendo così i due dipinti del vaso per parti della stessa rappresentazione, ogni tratto del lato di dietro s’intende bene, ed ai nostri occhi si vede una composizione ben meditata e piena di sentimenti patetici, di modochè niente ci impedisce di prender il nostro dipinto per una copia di qualche importante quadro1, sebbene il disegno sia non sempre tutto corretto. Sta-

  1. Una rappresentanza simile, sulla quale parimente il tiaso bacchico commosso da violente passioni assiste al fatto di Licurgo, si trova sul rilievo di un sarcofago della villa Borghese (Denkm. d. a. K. II, tav. XXXVII, n. 441. Cf. Mon. Matth. III, 7, 2).