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351 ANNALI D'ITALIA, ANNO XCIII. 352

aggiugne, che non piaceva a Domiziano sì sterminata copia di vino, perchè l’ubbriachezza cagionava delle sedizioni. Ora egli vietò che in Italia non si potessero piantar viti nuove, e che nelle provincie se ne schiantasse la metà, anzi tutte nell’Asia, per quanto ne dice Filostrato. Ma non istette poi saldo in questo proposito, per essere venuto a Roma Scopeliano spedito da tutte le città dell’Asia, il quale non solamente ottenne che si coltivassero le vigne, ma ancora che si mettesse pena a chi non ne piantava. Forse ancora più di ogni altra riflessione servì a fare smontar Domiziano da questa pretensione, l’essersi sparsi de’ biglietti1, ne’ quali era scritto, che facesse pur Domiziano quanto voleva, perchè vi resterebbe tanto di vino per fare il sagrifizio in cui sarebbe la vittima lo stesso imperadore.


Anno di Cristo XCIII. Indizione VI.
Anacleto papa 11.
Domiziano imperadore 13.


Consoli


Pompeo Collega e Cornelio Prisco.


Credesi che a questi consoli fossero sostituiti prima del dì 15 di luglio, Marco Lollio Paolino e Valerio Asiatico Saturnino; e che all’un di essi succedesse nel consolato Cajo Antistio Giulio Quadrato; e il padre Stampa2 ha sospettato che Cajo Antistio o sia Antio Giulio fosse personaggio diverso da Quadrato. Ma qui son delle tenebre, come in tanti altri siti de’ Fasti consolari, trovandosi bensì de’ consoli sostituiti e straordinari nelle antiche storie e lapidi nominati, ma senza certezza dell’anno in cui esercitarono quell’insigne uffizio. Poichè per altro quai fossero i due poco fa menzionati consoli, l’abbiamo da un marmo riferito dal Grutero3,[p. 352] e compiutamente poi dato alle stampe dal canonico Gori4, che fu posto M. LOLLIO PAVLLINO VALERIO ASIATICO SATVRNINO. C. ANTIO IVLIO QVADRATO COS. Se poi questi nell’anno presente fossero sostituiti ai consoli ordinari, io nol so dire. Nell’agosto di quest’anno in età di cinquantasei anni diede fine alla sua vita Gneo Giulio Agricola, suocero di Cornelio Tacito5, già stato console: le cui imprese militari nella Bretagna di sopra accennai. Tornato ch’egli fu di colà a Roma, arrivò l’anno in cui potea chiedere il proconsolato, o sia il governo dell’Asia o dell’Africa. Ma non si sentì egli voglia d’altri onori, perchè sotto un imperador cattivo troppo era pericoloso il servire. Poco prima avea Domiziano fatto levar di vita Civica Cereale proconsole dell’Asia per meri sospetti di ribellione. Questo esempio, e il sapere che l’imperadore non avea caro di conferir sì riguardevoli posti a persone di sperimentato valore, indussero Agricola a pregarlo che volesse esentarlo da quel pesante fardello. Era questo appunto ciò che desiderava Domiziano, e ben presto glie l’accordò; e permise, che Agricola il ringraziasse, come se gli avesse fatta una grazia. Seppe di poi vivere questo saggio uomo anche per qualche tempo, senza provar le persecuzioni del bisbetico Augusto, facendo conoscere che gli uomini grandi provveduti di prudenza possono stare anche sotto principi cattivi, e non fare naufragio. Dione6, ciò non ostante scrive che Domiziano l’uccise; ma Tacito, che più ne seppe di lui, e scrisse la sua vita, dice bensì esser corsa voce di veleno, nondimeno ne restò egli in dubbio.

Ma tempo è oramai di far vedere un principe appunto cattivo, anzi pessimo, nella persona di Domiziano; cosa da me riserbata a quest’anno, non già perchè

  1. Aurelius Victor in Epitome. Vopiscus in Probo.
  2. Stampa ad Fastos Consular. Sigonii.
  3. Gruter. Thesaur. Iscript. pag. 189.
  4. Gorius, Iscription. Etrusc., p. 69.
  5. Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 44.
  6. Dio., lib. 67.