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377 ANNALI D'ITALIA, ANNO XCVIII. 378

somma costernazione Nerva; contuttociò parendogli che non fosse mai da comportare il dar loro in mano chi avea liberata la patria da un tiranno, ed era stato cagione del proprio suo innalzamento, coraggiosamente negò loro tal soddisfazione, dicendo che se si voleano sfogare, piuttosto colla sua testa cadesse il loro sdegno. Ma costoro senza fermarsi per questo, e con disprezzo all’autorità imperiale, corsero a prendere Petronio Secondo, già prefetto del pretorio, e lo svenarono. Altrettanto fecero a Partenio già maestro di camera di Domiziano, trattandolo anche più ignominiosamente dell’altro. E Casperio, divenuto più insolente, obbligò Nerva di lodar quest’azione al popolo raunato, e di protestarsi obbligato ai soldati, perchè avessero tolta la vita ai maggiori ribaldi che si avesse la terra.

Una sì atroce insolenza de’ pretoriani servì a far meglio conoscere a Nerva, ch’egli, stante la sua vecchiaia e poca sanità, non potea sperare l’ubbidienza ed il rispetto dovuto al suo grado, e piuttosto dovea temerne degli altri oltraggi. Il perchè da uomo saggio pensò di fortificar la sua autorità, con associare all’imperio una persona che fosse non men forte d’animo, che vigorosa di corpo. E siccome egli non avea la mira se non al pubblico bene, desiderava di scegliere il migliore di tutti1, così dopo maturo esame, e consigliato anche da Lucio Licino Sura, senza punto badare ai molti parenti, che avea (giacchè non si sa ch’egli avesse mai moglie) fermò i suoi pensieri sopra Marco Ulpio Trajano, generale allora dell’armi romane nella Germania. Era questi di nazione spagnuolo, perchè nato in Italica città della Spagna, come si raccoglie da Dione2 e da Eutropio3, benchè Aurelio Vittore4 il dica venuto alla luce in Todi; nè alcuno finora avea ottenuto l’imperio,[p. 378] che non fosse nato in Roma o nel vicinato: contuttociò Nerva fu di sentimento, che per iscegliere chi dovea governare un sì vasto imperio, si avea da considerare più che la nazione, l’abilità e la virtù. Pertanto in occasion di una vittoria riportata nella Pannonia, fatto raunare il popolo nel Campidoglio nel dì 18 settembre, come alcuni vogliono5, o piuttosto nel dì 27 o 28 di ottobre, come pretendono altri, ad alta voce dichiarò ch’egli adottava per suo figliuolo Marco Ulpio Nerva Trajano, a cui il senato diede nel giorno stesso il titolo di Cesare e di Germanico, e scrisse di suo proprio pugno, avvisandolo di tale elezione6. Fors’anche, secondo alcuni, non era pervenuta questa nuova a Trajano. soggiornante allora in Colonia, che Nerva il proclamò Imperadore7, conferendogli la tribunizia podestà, ma non già il titolo d’Augusto; cioè il creò suo collega nell’imperio. Può essere che ciò avvenisse alquanto più tardi. Almen certo è che il designò console per l’anno seguente. Il merito assai conosciuto di Trajano, che era stato console nell’anno 94, ed avea avuto il padre, stato anch’esso console (non si sa in qual anno) fece che ognuno ricevesse con plauso una sì bella elezione, e cessasse ogni sollevazione e tumulto in Roma. Si trovava allora Trajano nel maggior vigore della virilità, perchè in età di circa quarantaquattro anni.


Anno di Cristo XCVIII. Indizione XI.
Evaristo papa 3.
Traiano imperadore 1.


Consoli


Marco Cocceja Nerva Augusto per la quarta volta e Marco Ulpio Trajano per la seconda.


Credesi che a questi consoli ne fossero sostituiti degli altri nelle calende di luglio, ma quali nol possiamo sapere di

  1. Aurelius Victor, in Epitome.
  2. Dio., lib. 68.
  3. Eutr. in Brev.
  4. Aurel. Vict., in Epitome.
  5. Panvin., Petav., Pagius, Dodwellus, Fabrett., Tillem.
  6. Plinius in Panegyrico.
  7. Euseb. in Chron.