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461 ANNALI D'ITALIA, ANNO CXXIX. 462

dinò che trecento uomini condannati a morte andassero a combattere nell’anfiteatro, vestiti di tela d’oro. Invitò anche Cosroe re de’ Parti, con rimandargli la figliuola, già presa da Trajano, e con promettergli la restituzione del trono d’oro, ma senza mantenergli poi la parola. Era la vanità principal compagna di Adriano in tutti questi viaggi. Abbiamo da Arriano1, che questo imperadore diede dei re ai popoli de’ Lazii, degli Abasgi, de’ Sanigi e degli Zughi, tutti situati verso le parti del mar Nero. Continuando egli poscia a girar per le provincie romane, poste nell’Asia, quanti uffiziali ritrovò che si erano abusati delle loro autorità in pregiudizio de’ popoli, severamente li gastigò, e a molti tolse la vita. Venuto nella Soria, ebbe sopra tutto in odio il popolo di Antiochia, senza che ne apparisca il motivo: di modo che pensò di separar la Fenicia dalla Soria, acciocchè Antiochia non fosse in avvenire capo di tanto paese. E che in fatti la separasse, e ch’egli veramente venisse in quest’anno nella Soria, lo prova il padre Pagi2 colle antiche medaglie. Certo è, che gli Antiocheni si pregiavano di una lingua tagliente. Forse li guardò di mal occhio per questo. Volle poi visitare il monte Casio, dove situato era un rinomato tempio di Giove, e sali colà di notte, per veder la mattina nascere il sole; ma insorse un temporale, la cui pioggia il bagnò, e un fulmine cadde sopra la vittima, mentre egli preparava il sagrifizio. Passò in appresso Adriano dalla Soria nell’Egitto.

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Anno di Cristo CXXIX. Indizione XII.
Telesforo papa 3.
Adriano imperadore 13.


Consoli


Quinto Giulio Balbo e Publio Giuvenzio Celso per la seconda volta.


Celso fu un insigne giurisconsulto di questi tempi. Ad essi ordinari consoli furono sostituiti Cajo Nerasio Marcello e Gneo Lollio Gallo, siccome osservò il Panvinio3, con produrre un’iscrizione antica. Un’altra data alla luce dal canonico Gorio4, ci fa vedere consoli insieme Giuvenzio per la seconda volta, e Marcello anch’esso per la seconda: laonde si può dubitare che Balbo fosse mancato di vita prima di compiere i mesi del suo consolato, o ch’egli prima del collega scendesse. Scrisse Sparziano5 che essendo stato Adriano tre volte console promosse molti altri al terzo consolato, ed infiniti al secondo; il che sembra da lui detto con troppa esagerazione. Che nell’anno precedente venisse Adriano nell’Egitto, e viaggiasse nel presente infaticabilmente per quei paesi, lo provò il padre Pagi6 colle medaglie battute da varie città egiziane nell’anno 11 di esso Adriano. Ora in quest’anno egli fece il viaggio per l’Arabia, e di là tornò a Pelusio, dove fece con maggior magnificenza rifare il sepolcro di Pompeo il Grande. Mentr’egli navigava pel Nilo, perdè Antinoo, giovinetto nato in Bitinia, di rara bellezza, suo gran favorito, ma come si credeva per motivi degni della detestazione di tutti. Nella cronica di Eusebio appunto sotto quest’anno è riferita la di lui morte. Fece correre voce Adriano, che Antinoo caduto nel Nilo si fosse affogato. Ma per testimonianza di Sparziano7 e di

  1. Arrianus, de Pent.
  2. Pagius, in Critic. Baron.
  3. Panvinius, in Fastis Consul.
  4. Gorius, in Inscript. Etrur.
  5. Spartianus, in Hadriano.
  6. Pagius, in Critic. Baron.
  7. Spartianus, in Hadriano.