Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/298

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Anno di Cristo CLXIV. Indizione II.
SOTERO papa 3.
MARCO AURELIO imperad. 4.
LUCIO VERO imperad. 4.

Consoli

MARCO POMPEO MACRINO e PUBLIO JUVENZIO GELSO.

Cangiossi finalmente nel presente anno in ridente il volto finora bieco della fortuna verso de’ Romani. A Stazio Prisco riuscì di prendere Artasata città del- l’Armenia1229, di mettere guarnigione in un luogo, appellato di poi Città-Nuova, perchè Marzio Vero, a cui fu dato il governo di quella provincia, fece di quel luogo la prima città dell’Armenia1230. Allorchè esso Marzio giunse colà, trovò ammutinate quelle milizie, e colla sua prudenza le pacificò. Nelle medaglie1231 di quest’anno si fa menzione dell’Armenia vinta, dell’Armenia presa. E più di una vittoria convien dire che riportassero i Romani in quelle parti, perchè osserviamo che i due Augusti presero in quest’anno per due volte il titolo d’Imperadore, segno appunto di vittoria. Quel che è più, tanto Marco Aurelio, che Lucio Vero, furono proclamati Armeniaci, come consta dalle medesime loro medaglie, o, vogliam dire, monete, inoltre dalle stesse apparisce ch’essi Augusti diedero un re agli Armeni; e questo fu Soemo della razza degli Arsacidi, senza che si sappia s’egli ne fosse dianzi re, e cacciato da Vologeso, o pure s’egli fosse re nuovo, dato dai due imperadori a quei popoli; e Dione1232, parlando della somma clemenza di Marco Aurelio, scrive che in questa guerra fu fatto prigione Tiridate Satrapa, il quale era stato cagione de’ torbidi nati nell’Armenia, ed avea ucciso il re degli Eniochi, e messa mano alla spada contra di Marzio Vero generale de’ Romani, perchè gli rimproverava cotesti suoi eccessi. E pure il buon imperadore altro gastigo non gli diede, se non che il mandò in esilio nella Bretagna. Intanto ridendosi Lucio Vero dei rumori e pericoli della guerra, col pretesto di attendere a provveder le armate romane di viveri e di nuove genti1233, se ne stava godendo le delizie di Antiochia, e lasciava che i generali romani sudassero ed esponessero le lor vite per lui nelle imprese guerriere. Per quattro anni, ma con soggiorno non fisso, si trattenne egli in quella città: perchè nel verno abitava a Laodicea, nella state a Dafne, amenissimo ed ombroso luogo in vicinanza di Antiochia. Per le tante istanze nondimeno de’ suoi consiglieri, si lasciò indurre, durante questa guerra, a portarsi due volte sino all’Eufrate. Ma appena s’era lasciato vedere all’esercito romano (non già a quel de’ nemici), che se tornava ai suoi prediletti ed obbrobriosi piaceri di Antiochia. E non gliela perdonavano già que’ commedianti, i quali nel pubblico teatro più volte con arguti motti destramente mettevano in canzone ora la di lui codardia, ora la sfrenata sua lussuria; nè v’era persona che non gli ridesse dietro. Truovasi presso il Mezzabarba sotto quest’anno una medaglia, in cui Marco Aurelio è intitolato Germanico, ed espressa una Vittoria d’Augusto. Ma non può stare. Vedremo a suo tempo quando a questo imperadore fu dato il titolo di Germanico. Per ora egli solamente veniva chiamato Armeniaco.