Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/453

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avere scappato il gran pericolo, in cui si trovavano, credendo ad ogni momento d’avere alle spalle le spade romane. Dovette egli passare quel fiume verso Edessa posta di là; e però mandò messi alla guarnigion romana di quella città, offerendo loro un grosso regalo della sua moneta, se il volevano lasciar passare, fingendo d’andare al suo paese, non per paura, ma per solennizzarvi una festa, non sapendo probabilmente quei soldati che Gordiano avesse data ai Persiani la mala ventura, o pure per la gola del regalo, il lasciarono passare senza molestia alcuna. Il resto delle imprese di Gordiano io riferirò all’anno seguente, perchè non ci consta se nel presente o nel susseguente egli ripigliasse la fortezza di Carre, e vittorioso arrivasse fino alla città di Nisibi, città della Mesopotamia, la quale ritornò anch’essa sotto l’aquile romane. Basterà per ora di dire con Capitolino2102, tale essere stata la paura del re persiano, che, senza farsi pregare, abbandonò tutte le città tolte ai Romani, con ritirarne i suoi presidii, consegnandole ai cittadini, senza usar saccheggi o far loro altro danno.


Anno di Cristo CCXLIII. Indizione VI.
FABIANO papa 8.
GORDIANO III imperadore 6.

Consoli

ARRIANO e PAPO.

O nell’anno precedente o in questo l’Augusto Gordiano finì di rimettere sotto il comando suo e della repubblica romana le città perdute della Soria e Mesopotamia2103. Ed allorchè fu a Nisibi, scrisse al senato, ragguagliandolo de’ suoi prosperosi avvenimenti, e che sperava di far una visita al re Sapore nella stessa di lui capitale, cioè in Ctesifonte; che perciò fosse lor cura di far dei sacrifizii e delle processioni, di raccomandar lui agli dii, e di ringraziar Misiteo prefetto e padre suo, perchè dalla buona e saggia condotta di lui egli riconosceva tutta la felicità di quella impresa. Perciò dal senato fu decretato il trionfo a Gordiano, e ch’egli entrasse in Roma con cocchio tirato dagli elefanti, e potesse entrarvi anche Misiteo in carrozza trionfale tirata da cavalli, a cui fu inoltre fatto incidere in marmo l’elogio suo. Ma eccoti ammalarsi Misiteo per una dissenteria, e venir men la sua vita. Fu creduto dai più che Filippo, il qual fu dipoi imperadore, ed avea gran paura della severità di Misiteo, gli affrettasse la morte, coll’aver guadagnati i medici che lo assistevano, e fattogli dare una medicina contraria al di lui bisogno. Lasciò Misiteo erede di tutto il suo la repubblica romana, e se ne morì, e con lui venne anche a morir la fortuna del genero Augusto, perchè rimase senza guida ed appoggio. In luogo suo fu creato prefetto del pretorio il suddetto Marco Giulio Filippo, il quale poco tardò ad aprirsi la strada al trono imperiale colla più detestabil ingratitudine, siccome vedremo all’anno seguente. In questi tempi fiorì Plotino, insigne filosofo platonico, di cui restano molte opere, e la sua vita compilata da Porfirio2104, cioè da un altro celebre filosofo, seguace anch’esso di Platone. Si mise Plotino nell’esercito di Gordiano, allorchè fu per entrar nelle terre di Persia, condotto dal desiderio di conferire i sentimenti suoi coi filosofi persiani, ed era allora in età di trentanove anni.




Anno di Cristo CCXLIV. Indizione VII.
FABIANO papa 9.
FILIPPO imperadore 1.

Consoli

PELLEGRINO ed EMILIANO.

Trovandosi all’anno 249 Marco Emiliano console per la seconda volta, verisimil cosa è ch’egli stesso procedesse console per la prima nell’anno presente.