Pagina:Annali del principato ecclesiastico di Trento dal 1022 al 1540.djvu/214

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poderi1. Moriva dunque in questo stesso anno Mainardo, Conte del Tirolo, che in trentasette anni di reggimento non aveva mai cessato di tiranneggiare la Chiesa di Trento. Del suo dominio quasi dispotico su tutto il territorio di essa molti altri esempi potressimo addurre oltre quelli che abbiamo già registrati. Il vescovo Filippo, finchè visse Mainardo, dovette sempre esulare dalla sua diocesi. Il linguaggio che usavasi negli atti pubblici dai ministri del Vescovato, eletti dal Conte, era il seguente: Usque ad illud tempus quod unus episcopus erit in civitate et episcopatu Tridenti; donec unus episcopus veniet in Tridento etc. Nel 1290, il Conte Mainardo, di suo proprio arbitrio, liberò gli uomini di Vezzano e di Calavino dai tributi che dovevano alla Chiesa di Trento2. Nel 1291 fu fatta la refutazione di una pezza di terra in Gardolo nelle mani di Federico dei Baldessari, procuratore del Conte; e nel 1292, ad istanza del suddetto Federico, cantiniere del Conte, fu data licenza di esemplare un certo atto, da Odorico di Corredo, suo capitano3. Nel 1295, avanti al nominato capitano di Trento, in nome del Conte, e a Calepino di Fiavé, suo vicario, fu fatta la legale designazione dei boschi delle Fenestrelle, e dei monti del Comune di Trento e delle ville esteriori4. Il solo atto, che, nello spazio di sei anni, dacchè il

  1. Bonelli, Monum. Eccl. Trid., pag. 80.
  2. Miscellanea Alberti, Τ. VI, fol. 160.
  3. Miscell. Alberti, Τ. VI, fol. 197.
  4. Vedine il documento nella Cronica di Trento d’Innocenzo a Prato, fol. 145 MSS.