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ramento[1]. Rinnovate, assieme al Capitolo, le compattate con Massimiliano I, quale Conte del Tirolo, e promesso di separare e restituire il denaro di ragione di Cesare, che il defunto vescovo Giorgio doveva avere presso di sè, Bernardo Clesio entrò nel possesso del Principato con magnifica pompa[2]. Il giorno susseguente al possesso fu consecrato vescovo solennemente, e dall’imperatore Massimiliano gli venne accordata la investitura dei regali[3].
Nel 1515 il vescovo Bernardo confermò il privilegio dato dal Magistrato consolare di Trento, come a benemerito della letteraria repubblica e a precettore pubblico nella città, a Giano Pirro Pincio mantovano, che diede alle stampe le vite dei duchi e vescovi di Trento, e fu celebre panegirista di Bernardo Clesio. Li 12 marzo dello stesso anno, Bernardo rinnovò la feudale investitura del Marchesato di Castellaro a Francesco marchese di Mantova, ricevente col mezzo d’un suo procuratore, contro il solito reversale[4]. Li 16 di maggio fu pubblicato dagli arbitri comuni il laudo risguardante le collette straordinarie, l’imposizione delle quali veniva impugnata dalle comunità di Meano, di Albiano e di Civezzano contro le comunità di Vigolo, di Vattaro, di Bosentino e consorti[5]. Il 1.° settembre, Bernardo spedì all’abbadessa di S. Chiara di Merano
- ↑ Miscellanea Alberti, T. VI, fol. 232.
- ↑ Miscell. Alb., T. IV, fol. 39. Innoc. a Prato, Lib. XII, p. 217.
- ↑ Miscell. Alberti, T. III, fol. 225.
- ↑ Miscell. Alberti, T. III, fol. 159.
- ↑ Miscell. Alberti, T. V, fol. 160.