Pagina:Annali overo Croniche di Trento.djvu/180

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Libro Settimo. 153

del proprio stato. Non giudicavano bene conforme l’uso di quella Republica, che Cesare tanto s’estendesse nell’Imperio, che le Città d’Italia fossero commandate, & rette secondo gli di lui consigli, & ceni: Maggiormente pensavano à casi suoi, scorgendo che Carlo il Nepote in breve sarebbe restato successore delli Regni di Spagna, qual, ò fusse per costellationi, ò per sua propria virtù (era cosa divolgata, & sparsa per ogni cantone) doveva dominare à tutte le nationi.

Dunque gli Venetiani per la potenza dell’Imperatore, & per gli loro imminenti pericoli, solleciti, grandemente si travagliavano, facevano giornalmente consegli, di quando in quando s’univa il Senato, finalmente dalla più parte delle voci conchiuso esser meglio incontrare l’Imperatore, che attenderlo frà proprij ripari, & per tenersi l’eminente rovina lontana, esser necessario movergli guerra. Ma dubitando non poter soli senza evidente pericolo star in competenza con potenza si grande, massime riducendosi à memoria d’haver sempre con loro peggio più volte provocati gli Trentini all’armi, & che quelli ambitiosi di gloria, & di conservar il loro impero sempre eggregiamente havevano combatutto; determinarono doversi usar ogni arte per ridur seco in lega gli Spagnuoli, quali ancor non obedivano à Carlo, gli Francesi, & tutti gli Prencipi dell’Italia, & far la guerra à spese, & fortuna commune.

Non fù difficile l’incitare, & provocare quelli Potentati contro Cesare, perche anche essi non vedevano con buon occhio la grandezza dell’Imperio di Massimiliano, havendo in sospetto si formidabil potenza, massime Giulio Sommo Pontefice, & diffensore mirabile della libertà d’Italia sdegnando, che li Romani già padroni del tutto obedissero à Barbari, che giornalmente ampliavano il lor Impero; la dove animava gli Prencipi contro Massimiliano, dimostrando, che non provedendosi à tali disordini à tempo, aiutandosi l’un l’altro, non sarebbe passato molto, che tutti sarebbon caduti in potere di Cesare. [Venetiani si portano ne le campagne Trentine.] Per tali rispetti gli Venetiani, Spagnoli, & altri Prencipi, à persuasione di Giulio, uniti gli loro Eserciti, entrando per le bocche dell’Alpi, s’impadronirono delli Monti Trentini, & sforzando quelli popoli, che habitan ambi le rippe del Fiume Adice, e le cime dei monti alla ribellione, scielta la più robusta gioventù di quelli, pratica de luoghi del paese, facendo d’ogni parte scorrerie, rovinando gli Territorij, si condussero sotto il Borgo della Pietra con poderoso, & ben muni-