Pagina:Antichi monumenti di Siracusa.djvu/15

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

X    5    X

drete il suolo, i confini, e alcuni venerandi Avanzi delle quattro superbissime Città di Ortigia, Acradina, Tica, e Napoli, dov’erano i Tempj di Diana, di Minerva, di Ciane, di Venere, della Voracità, della Fortuna, di Giunone, di Cerere, di Libera, della Concordia, di Esculapio, d’Ercole, di Giove, di Proserpina, e di tante altre numerose Deità. Le statue, le torri, gli obelischi, i marmi, i bronzi, i ginnasj, le palestre, i portici, i pritanei, il foro, la curia, i bagni, le terme, i teatri, gli anfiteatri, le latomie, le catacombe, i colombarj, e tante altre rispettabili Antichità non ne faranno giammai in tutte l’età future dimenticare il suo gloriosissimo nome.

Osserverete la patria di Dafne, di Epicarmo, Ninfodoro, Cleone, Iceta, Acheo, Sofrone, Formo, Corace; come ancora di Tisia, Archestrato, Nicia, Antioco, Dinologo, Demo, Ioro, e per non tacere di Temistogene, Lisia, Filisto, Soficle, Carmo, Monimo, Filomene, Rintone, Teocrito, Eraclide, Mosco, del divino Archimede, che il Mondo non ha avuto mai uguale, e di tanti altri uomini illustri in armi, e in lettere, che molto lungo sarebbe il rapportarli, e di quei che fiorirono ancora dopo l’Era Volgare.

Questa fu quella gran Metropoli le di cui