Pagina:Apollonio Rodio - Gli Argonauti, Le Monnier, 1873.djvu/198

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172 argonautica.

     Stavan meravigliando a riguardarlo
     Radïante di grazie, e l’Ampicìde
     Gioío, di tutto l’avvenir presago.
1210È sulla via del campo, al tempio appresso,
     Un pioppo che di frondi ha folta chioma,
     Ove cornacchie garrule son use
     Far lor soggiorno. Una di quelle allora
     Da un alto ramo diguazzando l’ali,
     1215Sì di Giunon fe’ indovinar l’intento:
     Meschin profeta è in ver quei che in sua mente
     Pensar non sa ciò che i fanciulli sanno,
     Che donzella a garzon nè graziosa
     Nè amorosa parola unqua non dice,
     1220Se d’intorno le stanno estranee genti.
     Via di qua, mal profeta e mal consiglio!
     Certo, nè te mai Citerea, nè i cari
     Inspiran mai benevolenti Amori.
Sì dispettosa lingueggiò: sorrise
     1225Mopso quel verso in ascoltar, che un nume
     All’augello indettava, e così disse:
     Tu, d’Esone figliuol, tu della diva
     Entra nel tempio, e la donzella quivi
     Ritroverai, che molto a te propensa
     1230Per consiglio di Venere, ti fia
     In quel duro travaglio ajutatrice,
     Qual Finéo già predisse. Ambo noi due,
     Argo ed io, qui sostando aspetteremo
     Che fuor tu rieda. Or vanne solo, e lei
     1235Con acconce parole esorta e prega.