Pagina:Apollonio Rodio - Gli Argonauti, Le Monnier, 1873.djvu/206

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180 argonautica.

     Con mesto favellar così dicea:
     Bello in Grecia sarà far d’amistade
     Patti e serbar; ma non già tale Eeta
     È qual esser Minosse a noi dicevi,
     1440Nè Arïanna io pareggio. Or qua di fida
     Ospital cortesìa non far discorso.
     Sol di me, poi che a Jolco sarai giunto,
     Abbi memoria; ed io di te, malgrado
     Pur de’ parenti miei, ricorderommi.
     1445Deh qualche voce di colà mi venga,
     O qualche nunzio augel tosto che oblio
     Di me ti prenda; o sovra il mar mi portino
     Rapidamente le procelle a Jolco,
     Perch’io là possa innanzi agli occhi tuoi
     1450Rimproverarti, e ricordar che salvo
     Fosti per opra mia! Deh ch’io potessi
     Improvviso in tue case allor trovarmi!
Di miserande lagrime le gote,
     Ciò dicendo, inondava. Ed ei riprese:
     1455Lascia, o gentile, ir le procelle vuote;
     Lascia ir gli augelli annunzialori: a torto1
     Ne domandi l’officio. Oh se a que’ lidi,
     Se tu verrai là nell’Ellena terra,
     Dalle donne e dagli uomini sarai
     1460Riverita, osservata, e come a Dea
     Ti faranno onoranza e questi e quelle,
     Di cui per favor tuo figli e fratelli
     E mariti ed amici a tristo fato

  1. Var. al v. 1456. Lascia l’annunzio ir degli augelli: a torto