Pagina:Arabella.djvu/111

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 105 —

timor di Dio? che il dar insomma delle anime a Dio?

Qualche altra volta, tornando dalla chiesa in compagnia delle donne delle Cascine, era costretta a ricevere le congratulazioni di quella buona gente come se fosse già la sposina. A nessuna veniva in mente che essa potesse avere dei dubbi o delle ripugnanze.

— Questo era ben meglio che il farsi monaca, che il rinchiudersi in quattro muri a dir dei rosari. Questo era un dar la vita ai morti e nello stesso tempo un andare in paradiso in carrozza. E che bel giovane! e che partito! si calcolava che solamente San Donato valesse duecento mila lire e che il fittabile pagasse l’affitto col solo reddito del latte. E San Donato era a due passi dalle Cascine, sicchè poteva dire di maritarsi in casa, quasi sui ginocchi della mamma...

Queste cose le donne gliele dicevano cogli occhi lagrimosi, e Arabella le confermava tacendo, piangendo anch’essa, curvandosi sempre più al suo destino di ragazza fortunata.

Anche i muri delle Cascine pareva che si riavessero di sotto al peso delle ipoteche. I vecchi massai, che conoscevano lo stato segreto delle cose, e che si vedevano sull’orlo di perdere da un giorno all’altro il padrone e di sfrattare il paese, mostravano cogli occhi la loro contentezza, dicendo a onor del sor Paolino, che chi fa bene trova bene.