Pagina:Arabella.djvu/113

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

VII.


Angelica.


Arabella non aveva ancora detto di sì. Essa aspettava che parlasse in lei qualche altra ragione, dopo quelle degli altri. Lorenzo non era un giovane antipatico, il partito era bello, magnifico; il dir di no sarebbe stato per parte sua una crudele ostinazione; ma quando l’anima è abituata a trovare ne’ suoi abbandoni spirituali i teneri calori della carità e della fede e la pia corrispondenza d’un amore senza confini, è naturale che titubi paurosa davanti a un bel matrimonio di convenienza. Avrebbe essa potuto amare suo marito? Ora provava qualche cosa di duro e d’irritato nel cuore, che la metteva in sospetto. Anche nel matrimonio si possono commettere dei sacrilegi, si può perder l’anima, quando manca la perfetta comunione degli spiriti; e ancora non sentiva di voler bene abbastanza allo sconosciuto, a cui doveva cedere tutta se stessa.

Alle Cascine essa non aveva compagne della sua età e della sua condizione, alle quali potesse chiedere un consiglio; e delle sue amiche di collegio poche erano in grado di fornirle degli schiarimenti. Solamente Maria Arundelli era andata a stabilirsi a Milano, moglie a un professore di ginnasio, ma durante le vacanze non stava mai in città.