Pagina:Arabella.djvu/162

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infirmare il testamento e intentare una causa, perchè fosse tenuto valido il testamento anteriore del ’78.

«Faccian pure la causa! — rispondeva mentalmente colla solita asprezza il signor Tognino, come se qualcuno fosse lì a sentirlo. — In quanto ai signori Borrola, che vantano delle pretensioni, son curioso di sapere su che cosa appoggiano le loro speranze. È tutta rabbia, è tutto veleno, perchè ho scoperto il loro giochetto e ho strappato Lorenzo ai loro intrighi. Faccian pure, ma non si lascin trovare da me in un momento cattivo.»

Arabella mormorò qualche parolina dolente e mosse leggermente la mano sul libro aperto abbandonato sul letto.

Il vecchio si scosse da’ suoi pensieri, come se quelle voci rispondessero in qualche modo a ragionamenti che egli faceva dentro di sè e sentì che, se gli bastava il cuore di sfidare mezzo mondo, pure di fronte a sua nuora avrebbe avuto tutte le paure. E come se istintivamente si mettesse sulle difese, socchiuse un poco una imposta e si tirò meglio nell’angolo oscuro.

La stanza s’immerse ancor di più nella penombra, il fascio di luce che entrava dalla finestra socchiusa andava a stento fino a rischiarare il guanciale e una parte del letto, dove Arabella, di sogno in sogno, di imagine in imagine, percorreva la storia della sua vita.

Nei sogni le impressioni tornano spesso sfigurate, sconnesse, più grandi o più piccole della verità; ma non perdono mai il significato che le fa nascere. Avviene non di rado che nell’ingrandimento grottesco ed esagerato o nella riduzione che sopportano, si