Pagina:Arabella.djvu/200

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rono in un affanno solo profondo e straziante, che assorbì tutte le forze della sua vita.

Si pentiva d’essere venuto a confessare la sua vergogna alla signora, come se temesse di rompere colle sue mani un delicato e prezioso incanto coll’accusare sè, figlio di un uomo cercato dalla polizia; ma nello stesso tempo sentiva che non si sarebbe mosso di lì, prima d’aver parlato a lei, la sola in cui c’era a sperare qualche cosa di bene.

E stava così assorto, le mani in mano, fermo sulle gambe indolenzite, assopito nella luce della lampada, vagando in una confusione oscura d’idee e di affetti, quando una voce lo scosse. Non si era neanche accorto di lei.