Pagina:Arabella.djvu/263

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distruggesse, in poche righe, disposizioni estorte per ritornare con un atto di naturale rinsavimento alle primiere disposizioni più consone alla sua benevolenza e alla sua coscienza? E ciò ha potuto avvenire in quel momento appunto perchè Tognino Maccagno non era là. E ciò avvenne perchè la stessa Giuditta Canzi, la donna spia che le avevano messo al fianco, non ha potuto negarlo. Ciò era naturale, dico, consono a’ suoi sentimenti, perchè... (e nel calore del dire la testa dell’avvocato s’era fatta rossa come un pomo) perchè non una, ma cento prove abbiamo che la testatrice fu sempre benevola verso i parenti poveri. Agli uni faceva pervenire segrete limosine, agli altri dava sussidio di consigli ed appoggi, molti invitava alla sua mensa e, non richiesta, si abbandonava a lusinghiere promesse. Aquilino Ratta, qui presente, eroe delle patrie battaglie, onesto impiegato, soldato non avvezzo a mentire, verrà a testimoniare fin dove arrivasse la confidenza della veneranda signora verso i parenti di umile condizione.

Aquilino, non resistendo alla seduzione di quella voce armoniosa e calda, che carezzava così bene il suo amor proprio, mentre arrossiva colla timidezza di una fanciulla, tuffò la mano nel taschino del panciotto, ne tirò fuori lo scatolino, lo scoperchiò e mostrò ai vicini il bellissimo dente, che prese a girare di mano in mano come una reliquia.

— Ecco, ecco il terreno, — continuava intanto a tonare la voce dell’avvocato, — ecco il terreno, sul quale cercheremo di tirare il nostro fortunato avversario. Se noi staremo uniti e compatti, se non ci spaventeremo dei primi sacrifici, vi prometto che gli faremo un tal letto, che quello di Procuste in paragone dovrà sembrare un letto di rose.


E. De Marchi - Arabella. 17