Pagina:Arabella.djvu/348

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guitò la buona donna coll’eloquenza, che vien dal cuore e dal proprio interesse, — ma se questo primo passo verso la conciliazione può portar subito del bene, io non vedo perchè dal bene abbia in seguito a derivare del male. I conti si aggiusteranno strada facendo; ma intanto il sor Tognino ha detto: — Arabella torni a casa e farò quel che vorrà; ma prima torni a casa. — Io parlo, cara la mia creatura, per la vita e per l’anima della mia gente: la sua mamma le dirà il resto.

— E il resto è molto semplice ed esplicito — soggiunse mamma Beatrice con un tono fra l’accorato e il sostenuto. — Tuo suocero non ti dà torto, ma disapprova il modo con cui hai creduto di ottenere ragione per forza. Egli è nemico degli scandali e delle pubblicità e pare che quella donna che tu hai offeso...

— Io?... — scoppiò a dire con una risata ironica Arabella.

— Abbi pazienza, tu potrai aver cento ragioni, ma non ti deve piacere di mettere i tuoi dolori in piazza. Il sor Tognino è disgustato appunto per la scenata di ieri sera, che servirà ai suoi nemici per muovergli guerra. Vedrai, ne parleranno anche i giornali... Oh! a te non te ne importa; ma devi pure ricordare che il sor Tognino ha fatto del bene alla tua famiglia.

— Sì?... — interrogò con una punta di canzonatura Arabella.

— Sì, sì, ne ha fatto del bene, a tuo padre e a tua madre. Ad ogni modo è uomo che, disgustato oggi, potrebbe domani rifarsi del bene che ha fatto, e allora? credi che papà Botta non deva tutto a lui,