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patisce la sete. Ma così va il mondo. O non bisogna rubare o bisogna rubar bene. La discrezione è l’asinità dei ladri.


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Rimesso a posto non senza qualche stento il cassetto, l’altro si alzò col corpo indolenzito, girò gli occhi per la stanza, li fissò sul letto, sul corpo della cugina, che giaceva colle mani legate nella sua impetuosa immobilità, sentì il freddo della notte cadergli addosso e col freddo un risentimento d’indignazione, che aveva bisogno di scatenarsi sopra qualcuno. Si mosse, tornò in salotto, e stette un momento in mezzo alla stanza come perduto e sconcertato ne’ suoi pensieri.

— Tu hai ricevuto del denaro — uscì un tratto a dire con furia irragionevole, correndo sopra il Berretta, che trasalì, vedendolo comparire così livido e stravolto. — Tu sai che c’è stato don Giosuè uno di questi giorni, ma ti hanno pagato a tacere. Giura un po’ che non ci fu don Giosuè stasera.

— Caro sor Tognino — rispose il Berretta colla voce del fanciullo che piange — lei può dire che ho ammazzato quella povera donna.

— Andiamo, non farmi delle commedie — soggiunse il padrone più rabbonito. — Non sai che mia cugina abbia sottoscritta una carta?

— Gesù, come posso saper io...

— Vuoi guadagnare qualche cosa subito? devi aiutarmi a cercare una carta che mi preme. Si tratta forse di un intrigo e di un tradimento a danno... della povera gente e dei parenti, capisci? Vieni di