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bacco! Non dirò nulla della faccenda delle bottiglie al tuo Ferruccio; ma segreto per segreto, va bene? E se mai vedessi che il mio Lorenzo ripiglia a passare di qui, metto sulla tua coscienza l’obbligo d’avvertirmene, ve’... O che ora non conosci nemmeno l’uscio? — Il sor Tognino rise un poco freddamente, mentre apriva l’uscio di scala e spingeva fuori con una certa furia amorosa il più spaventato degli uomini. Gli mise nelle mani il candeliere, chiuse l’antiporto colla chiave e venne di nuovo a sedersi innanzi al caminetto, aprendo le mani al fuoco, coi tratti del volto induriti e contraffatti a un amaro sogghigno, fisso a una cosa sola, che nella rigidezza della mente non sapeva esprimere che con una sola parola, con penosa e irritante monotonia: — la carta, la carta, la carta... — Questa non poteva essere che là, sotto, tra un materasso e l’altro.


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Rimasto a tu per tu colla morta, non avendo ora da fare che con lei, con lei sola, si accorse che anche i morti hanno della forza. In certi casi ne hanno forse più dei vivi. Un vivo lo puoi battere e ammazzare: ma un morto no. Questo nella sua rassegnata impassibilità ti si stende davanti e ti sfida. Forse siamo noi che gli diamo della forza e che lo armiamo delle nostre paure; o è lui che ci disarma là dove la natura è più forte, nell’orgoglio. Non era filosofo abbastanza per risolvere, e neanche per proporsi delle questioni di questo genere: ma se le sentiva addosso, sotto la forma di un malessere che non si sa da dove viene, ma che tiene il corpo in brividi. Si pentì d’a-

E. De Marchi - Arabella. 3