Pagina:Arabella.djvu/423

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III.


Amore?


«Dio solo sa quel che è bene e quel che è male — scriveva Arabella qualche giorno dopo a Maria Arundelli — e tutte le volte che entriamo a giudicare delle cose di questo mondo siam tratte a sbagliare o dalla paura o dall’orgoglio. Al Corpus Domini ritornerò con mio marito, in una casa nuova, con animo nuovo, in campagna. Appena sia messa in ordine questa nostra casa, celebreremo le nozze d’oro del perdono. Dio provvederà al resto. La morte di mio suocero ha precipitato gli avvenimenti e rende utili e necessarie delle risoluzioni che prima mi parevano assurde. Non vi può essere che del bene in ciò che si fa con coraggio e con fede. Risponderò domani con una lunga lettera a mio marito e questa estate spero che verrai a trovarmi nella nuova casa di San Donato, una fattoria sul genere di quelle che troviamo descritte nei romanzi della Bremer. Se avrò altri figliuoli, spero di ritrovare anche quel resto di vita che m’è sfuggita e d’intessere ancora il mio idillio casalingo in un vecchio avanzo di castello viscontesco, in mezzo al chiocciare delle galline e al buon odore del fieno.

La mamma è felicissima e va ripetendo a tutti