Pagina:Arabella.djvu/440

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garo, sbarazzò due sedie dalle carte, le invitò a sedere chiudendo per precauzione la porta.

La Colomba colla foga della passione cominciò a dire che la signora era pronta a dare delle testimonianze per Ferruccio.

— La signora è forse una parente?

— È la padrona di Ferruccio — rispose la vecchia, che lì per lì non seppe trovare una parola migliore.

— Ho capito — disse il delegato, fissando uno sguardo paterno su Arabella, mentre andava a pescare in una scatoletta di cartone una pastiglietta di poligala. — È la nuora di quel povero signor Tognino? povero uomo, morto giovine anche lui. Ma…! nido fatto, gazza morta…

— E questo nostro figliuolo? — chiese la Colomba.

— Le testimonianze non fanno male, e non fanno male nemmeno le raccomandazioni delle buone signore. Ma, ma, ho di nuovo esaminato il caso, la mia donna, e non so come potremo cavarcela. È una disgrazia, capisco, il ragazzo non è cattivo, è tutt’altro che un socialista e un anarchico: ma i tempi son cattivi sotto questo rispetto, e gli ordini superiori son chiari. C’è stata ribellione alla pubblica forza… L’avrà fatto per imprudenza, per buon cuore, ma la legge è legge, cara la mia donna, e non guarda in faccia a nessuno. La ribellione è diventata quasi un tratto di spirito per questi giovinotti della giornata, che credono, chi sa? di cambiare il mondo come si cambia un paio di scarpe vecchie. E naturalmente l’autorità stringe i freni e manda delle istruzioni categoriche, precise, che non scherzano. Si sa che chi