Pagina:Arabella.djvu/447

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la traversata dell’Oceano. Una volta a Buenos-Ayres, avrebbe giudicato lui stesso della convenienza o di restare colla compagnia in qualità di contabile, o di cercarsi un altro posto. Chi ha qualche soldo in tasca è sempre padrone del mondo.

Arabella verso sera tornò a veder Ferruccio e la Colomba in via S. Barnaba. Sedettero nell’apertura della finestra, dopo aver socchiuso l’uscio della stanza per non farsi sentire dalla Nunziadina malata.

— Ciò che importa maggiormente adesso è che lei salvi il suo onore — cominciò a dire la signora, volgendosi al giovine, e parlandogli col tono rispettoso, che aveva sempre usato con lui, come se passato il pericolo, ciascuno ricuperasse il suo posto. — Per quante giustificazioni noi potremo dare a noi stessi e alla gente, è inutile, non potremo impedire che il suo nome resti su quei registri e che la giustizia umana faccia di lei un brutto arnese. Non è così, Colomba?

— Meglio morire che andar là dentro — soggiunse la vecchia.

— Ferruccio non deve nemmeno morire. Egli è giovane, è buono, è onesto, vero Ferruccio? sa meglio di noi che nell’onore è il coraggio, è la vita: sa che noi gli vogliamo bene.

Essa gli prese la mano e lo guardò negli occhi.

— Che cosa devo fare? — sillabò il giovane a testa bassa.

— Partire. C’è una buona occasione. Guardi. — Essa presentò una lettera con un piccolo manifesto stampato. — Mio zio assicura che Vicentelli è un galantuomo e che il direttore è persona prudente. Ella non avrà che d’aiutarlo a tenere i conti della