Pagina:Arabella.djvu/69

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buttare il collarino nelle ortiche. Di preti senza vocazione il Signore non sa che cosa farne. Io parlo del Ferruccio d’oggi anima benedetta!

— Se gli danno sessanta lire al mese... — brontolò svogliato il portinaio, ripigliando a far dei punti nella livrea.

— Scusate, Pietro: ci sono dei mestieri, in cui si possono guadagnare comodamente duecento e trecento lire al mese solamente ad aprir l’uscio al diavolo. Se voi mi servite per sessanta lire di chiodi in minestra e se io devo digerire la vostra generosità, grazie della vostra minestra: preferisco la polenta condita di fame. Ora i rimorsi sono come un carico di chiodi per la coscienza.

Il sarto chinò il capo, addentò il gruppo del filo e se lo rosicchiò, alzando le spalle, come se il discorso non lo riguardasse.

— Che cosa c’è di vero dunque in questa storia dell’eredità? — tornò a domandare la Colomba, appoggiando il viso al fagotto rosso.

— Domandate a me?

— Con chi parlo se non con voi? — scattò a dire la donna, facendosi rossa come il suo fagotto. — L’Angiolina l’ortolana, Aquilino Ratta, se non isbaglio, un ometto magro che parla bene...

— Conosco io questa gente? — ribattè il portinaio, quasi contento di poter rispondere alle domande con altre domande altrettanto noiose e inconcludenti.

— È impossibile che non ne sappiate qualche cosa. La Ratta non è morta qui?

— E sono io il confessore delle vecchie che muoiono?