Pagina:Archivio Glottologico Italiano, vol. II, 1876.djvu/173

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Rime genovesi d. sec. xiii-xiv. 163

componimenti superstiti del 1.o cod. (non compresi i latini) è di 138; di parecchi manca il principio, il mezzo, o la fine, per le lacune del codice. La scrittura in generale è chiara, eccettuate alcune pagine in cui l’inchiostro è sbiadito. I caratteri adoprati sono quelli del comune alfabeto latino, compreso J, escluso V, aggiunto il C colla cediglia (ç); e a suo luogo noi tratteremo del valor fonetico che alle ortografìe di questo codice si deve attribuire. Esso manca naturalmente di punteggiatura, di apostrofi, di accenti. Le majuscole non sono usate d’ordinario che in principio dei componimenti o a capo del verso. Parola rinchiusa tra questi due segni // // vuol essere trasposta, essendo stata scritta per isbaglio dall’amanuense prima di quella o quelle cui deve seguire. Il puntino sottoposto a una lettera o a più lettere, equivale a una cancellatura. Lo stesso ufficio, ma raramente, fanno due puntini, l’uno a diritta, l’altro a sinistra della lettera; o una croce. Tien luogo del puntino dell’i una curva, che s’innalza come un principio di parabola. Ma spesso manca, e allora l’i può parere un r. Talvolta non si discernon bene tra di loro l’e e l’o. E talfiata si vede un œ, ma dev’essere correzione di o in e, o simile. Le cifre e abbreviature de’ titoli lat. sono più numerose, più capricciose; e, congiunte con errori di lingua, li rendono talvolta inintelligibili. Delle sigle usuali mi limiterò ad avvertire la linea in tralíce, sormontata alle due estremità da altre due linee diritte e volgenti a destra, = ru (benast"o = benastruo), e talvolta (ma raramente) = re (vent"sca = ventresca).

Io riproduco fedelmente il codice, con tutti i suoi errori, anche i più grossolani, eccetto quelli che sono additati, coi segni che dicemmo, dallo stesso amanuense. In tutta la penosa trascrizione ho adoprata quella maggior diligenza di cui sono stato capace; e dopo aver compita, colla attenzione più scrupolosa l’intiera copia, la ripassai verso per verso sul codice, correggendo nella stessa revisione anche le rime già pubblicate nell’Archivio storico, che ricompajono al loro posto nella presente edizione. Ma per quanto mi sia stata a cuore la riproduzione fedele del mio testo, mi è parso tuttavolta di dover qualche cosa concedere al naturai desiderio di renderne più facile la intelligenza o meno molesta la lettura. A questo fine ho introdotto: 1.° la più accurata punteggiatura che mi è stato possibile;- 2.° le majuscole nei nomi proprj (segnatamente per distinguere de ’Dio’ da de prep. e de verbo ’deve’, ’diede’;- 3.° la distinzione tra u e v, circa la quale non mi restavan dubbj se non in pochissimi casi;- 4.° la giusta distribuzione delle sillabe e lettere secondo le parole a cui spettano, là dove nel ms. stavano aggregate secondo i suggerimenti dell’orecchio od a capriccio, anziché secondo il senso; non senza riportare in nota la scrizione del ms., quando paresse straordinaria o il mutarla lasciasse luogo a qualche ragionevole dubbio. Va poi da sè che ho risolto le sigle e cifre d’ogni sorta, mandando però fra le noterelle appiè di pagina tutto quello che fosse o dubbio o insolito.      In queste noterelle volli poi segnar principalmente tutte le lezioni più o meno incerte, e tutte le anomalie notabili del ms. Inoltre vi offro o propongo la correzione di forme evidentemente errate per isbaglio dell’amanuense, o di passi che non danno senso; oppure mi contento di avvertirvi che il passo mi paia gravemente difettoso o scorretto, senza spender parole in cerca d’una correzione troppo con-