Pagina:Archivio della R. Società Romana di Storia Patria - Vol. XVI.djvu/78

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74 M. Pelaez

calendario ecclesiastico; il che porge modo di verificare le date con una certa sicurezza. È notevole però la scarsezza dei notamenti nei singoli anni (in alcuni i ricordi non sono più di due o tre, in alcuni ve n’ha uno solo), e la lunga distesa di tempo per la quale si procede saltuariamente e con grandi lacune, specialmente negli ultimi anni, tanto che il copista del Corsiniano I pensò di colmarle coi frammenti Roma caput mundi. Questa mancanza di continuità storica non deve meravigliare quando si consideri che Paolo dello Mastro non ebbe certo la pretensione di farsi storico de’ suoi tempi, e i suoi appunti non hanno l’aria di essere scritti per altri, ma per semplice uso privato1. Cosicchè egli non si curò mai di riempire le lacune degli anni che per varie ragioni trascorsero senza che per essi fosse registrato alcun fatto. La modestia e semplicità del libretto appare chiara dalle parole che a guisa di proemio l’autore vi premise: «Questo serao un libro de memoria delle cose che occorreranno». Il contenuto poi ce lo conferma: sono appunti non scarsi di notizie relative alla sua famiglia, nascite, morti, matrimonii, le quali, insieme con altre che forniscono i documenti degli archivi e delle biblioteche di Roma, danno un buon materiale per ricostruire come un codicetto della famiglia, che può leggersi in appendice a questo scritto. Insieme con queste notizie private Paolo dello Mastro segna i fatti più importanti che avvengono nella città: conclavi, elezioni di pontefici, tumulti che di quando in quando cagionava il sempre desto sentimento della libertà, feste per la venuta di principi e pel giubileo di Nicolò V. Di

  1. In questo differisce dai diaristi Stefano Infessura, Stefano Caffari e Antonio di Pietro dello Schiavo. Vedi O. Tommasini, Il Diario di Stefano Infessura &c. in questo Arch. XI, 87; le prime righe dei Diarii del Caffari in questo Arch, VIII, 7; P. Savignoni, Il Diario di Antonio di Pietro dello Schiavo in questo Arch. XIII, 340.