Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/139

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rassegna bibliografica 135

altro, senza generare confusione; e mi sembra perciò affatto superflua, e senza una ragione al mondo, la suddistinzione, proposta dallo Chassant1, delle abbreviature per lettere abbreviative; le quali non sono altro che lettere accompagnate da segni speciali, che rientrano perciò naturalmente nel terzo dei quattro ordini sopra esposti. Nè vale il dire che esse prendono talora un significato speciale da quello solitamente attribuito ai segni abbreviativi; perchè a tale difficoltà presto si rimedia, quando al capitolo de’ segni speciali si procuri d’accennare tutti i significati che può assumere ciascun segno, e si faccia in pari tempo notare, come codesti segni mutino talvolta di significato, secondo che sono applicati a una lettera piuttosto che ad un’altra.


II.


«La prima cosa che cerca in un monumento scritto chi lo sa leggere, è la data» (pag. 140); e per questo, dopo d’aver discorso della scrittura, il signor Gloria viene a trattare della data: carattere di singolare importanza nei documenti, come quello che giova non tanto alla retta cronologia dei fatti storici, quanto anche a determinare la falsità o l’autenticità delle carte antiche.

L’autore nostro dà intorno alle date poche e brevi notizie teoriche; e la maggior parte di questa distinzione è occupata da prospetti cronologici, che riescono sempre d’un efficace aiuto ai ricercatori di documenti. Poco avrò a dire in aggiunta in osservazione a quanto è stato esposto dal signor Gloria.

Le date del mese e dei giorni del mese, negli antichi documenti, si trovano indicate in tre modi diversi: o al modo romano, per calende, none e idi; o colla divisione del mese in due parti, entrante e uscente; o in ordine diretto, come s’usa oggi. Intorno alle medesime, l’autore nostro pone per regola generale, che «fino dagli antichi tempi trovasi nelle date la indicazione dei mesi, quasi sempre accompa-

  1. Dict. des abreviations, pag. xl-xli.