Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/152

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148 rassegna bibliografica

che ogni documento sia fedelmente riprodotto, colla propria ortografia dell’originale, e coi solecismi e i barbarismi: e, che si lascino senza correggere i luoghi dubbi ed oscuri, richiamandovi bensì l’attenzione del lettore; ma in pari tempo concede la separazione delle parole unite, e lo scioglimento dei nessi e delle abbreviature (pag. (390-691). Sulle quali regole, in massima, non v’è che ridire; ma mi consenta l’egregio autore di non credere egualmente opportuno il consiglio ch’egli dà, di riferire nella copia le maiuscole e la punteggiatura, quali sono nell’originale, senza verun rispetto alla moderna ortografia: che, quanto alle maiuscole, mi pare una sconcezza disutile affatto; quanto poi alla punteggiatura, bisogna considerare che nella buona disposizione di questa sta il miglior modo di aiutare la retta interpretazione dei documenti, senza minimamente alterarli; a risparmio d’inutili annotazioni, e di quei tanti sic e punti ammirativi ed interrogativi, che paiono fatti apposta per far perdere la diritta via1.

Sopra il metodo proposto dal nostro autore per descrivere le iscrizioni, i codici e i documenti (pag. 692-697), non occorrono osservazioni, che siamo pienamente d’accordo con lui nel volei’ che simili lavori siano precisi, diligenti e minuti.

Il libro del signor Gloria richiama necessariamente l’attenzione di chiunque si occupi degli studi d’antichità, sopra lo stato dell’insegnamento paleografico in Italia; che è ben lontano da quella solidità e floridezza, quale verrebbe richiesta

  1. Stupendamente trattò quest’argomento il Milanesi, e credo utile riferire qui la parte principale della sua teoria: «Vogliamo serbalo intatto ai documenti il loro aspetto caratteristico, coi solecismi, coi barbarismi, onde quella latinità è offuscata, e medesimamente cogli errori stessi che derivano da diversa o viziosa pronunzia. La storia e la fortuna della lingua che è tanta parte della storia e della fortuna dei popoli e delle istituzioni, esige questo; e a questa legge stiamo obbedienti. Ma poi, nell’interpunzione ed espressione ortografica, nell’uso delle iniziali maiuscole pei nomi propri, e in tutte quelle parti insomma, che sono fuori dell’intrinseca sostanza del documento, e puramente accessorie e d’apparenza, non si rinunzi a quegli aiuti e miglioramenti, i quali mentre non ledono punto l’integrità del testo, riescono così profittevoli allo studioso. Le alterazioni che sono scorsi della penna o sviste dell’occhio evidenti, si correggano, che il riprodurle sarebbe goffaggine. Le abbreviature si sciolgano, e i nessi e le sigle che rendono affaticante la lettura e lo studio» [Miscell. Milanesi, tom. xix, a c. 269 t. - 270 t).