Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/204

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200 scrittori tedeschi

arbitrario, il quale riposa sopra fondamento fallace, giacchè di necessità suppone il primo copista essersi sottoposto a grandissima fatica, nel ridurre nell’ordine, o per meglio dire nel disordine, quale l’abbiamo in tutti i codici (dei quali non ve n’è di più antico del cinquecento), le note lasciato dal cronista del dugento. Metodo col quale poi nemmeno sanansi parecchi dei gravi sbagli dei Diurnali. Onde all’ultimo editore italiano dei medesimi, Camillo Minieri Riccio (Cronaca di M. Sp. da G. ridotta alla sua vera dizione ed alla primitiva cronologia, Napoli, 1865) non riescì difficile il confutare il critico francese, il quale, secondochè egli osserva con verità, volendo correggere la (creduta) erronea cronologia dello Spinelli, questa e gli avvenimenti confonde in modo, da rendere la cronaca tutta diversa da quella la scrisse l’autore. Non così gli venne fatto di dimostrare l’esattezza storica della narrazione, la quale egli trovasi costretto a raddrizzare in vari luoghi coll’aiuto di congetture, a dir vero, meno arbitrarie di quelle dello scrittore francese, ma che non si accordano in nessun modo coi codici.

L’edizione del Minieri Riccio non era nota al Bernhardi professor berlinese allorchè egli pubblicò la sopraccitata dissertazione che s’ingegna di dimostrare, che col sistema del Luynes adottato dal Pabst non si corregge ma al contrario si getta in confusione la cronaca; che il testo della medesima, di cui non abbiamo codice anteriore agli ultimi decenni del cinquecento, non può aver avuto altra forma nè disposizione dell’attuale, quale risulta dal lavoro fattovi dal Papebroch; che l’inesattezza nelle indicazioni di date e di fatti è tale da render inammissibile la supposizione d’uno scrittore contemporaneo e, secondo che asserisce, spesso testimone oculare; che i Diurnali sono una contraffazione del cinquecento, eseguita prima che fossero pubblicali il Tamsilla, Saba Malaspina, Niccolò da Curbio ec. coll’aiuto di qualche indagine archiviale, ma particolarmente colla scorta della cronaca di Giovanni Villani, il quale per quel periodo copiò il Malespini, e delle opere del Platina, di Biondo Flavio, di Pandolfo Collenuccio, del Fazello e d’altri; che Angelo di Costanzo è stato il primo a fare nel 1572 menzione dei Diurnali, ignoti al Fazello dodici anni prima, noti ott’anni in poi a Scipione Ammirato che li ebbe dai Gesualdi; che i Diurnali sono probabilmente fattura del Costanzo, il quale li avrebbe composti tra il 1532-68, maggiormente coll’intento di magnificare varie famiglie del regno, facendole partecipare agli avvenimenti memorandi dell’epoca sveva, e di procurare alla sua patria l’onore di possedere il primo scrittore di storia in volgare. Non entra nell’assunto delle presenti notizie di esporre minutamente le ragioni del Bernhardi, ciò che non potrebbe farsi senza ripetere la sua critica dei fatti a uno a uno, confrontandola coi testi e cogli scrittori da lui combattuti. Mi basta accennare alla disamina di due punti principali, alla storia cioè degli anni 1261-02 (Bernhardi, pag. 23 segg. M. Riccio, pag. 41 scgg.), difficile assai a raddrizzarsi, e alla data tanto combattuta della morte di Federigo II (Bernh. pag. 33 seg. M. Riccio pag. 27 segg.). Le diverse conclusioni alle quali arrivano