Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/310

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16 delle antiche relazioni

fandissimo degli schiavi cristiani. E Carlo volendo indebolire i Veneti e porre un termine al loro ingrandimento, comandò a papa Adriano di cacciare quanti mercanti veneziani si trovassero in Ravenna ed in tutte l’altre terre della Chiesa; ed Adriano scrivendo a Carlo di avere obbedito al comando, dice: [Mercanti veneti cacciati di Ravenna da Carlomagno.] Quia dum vestra regalis et triumphalis Victoria precipiendum emisit ut a partibus Ravennae seu Pentapoleos expellerentur Venetici ad negotiandum, nos illico in partibus illis emisimus vestram adimplentes regulam et voluntatem. Insuper et ad archiepiscopum praeceptum direximus ut in quolibet territorio nostro et Jure sanctae Ravennatis Ecclesie ipsi Venetici presidia atque possessiones haberent omnino eos exinde expelleret et sic ecclesiae suae jura manibus suis teneret1.

E questo era contro i Veneziani nuovo ed acerbo modo di guerra. Usati sino dal tempo dei Goti a trattare in Ravenna la maggior parte de’ loro commerci, non potendo ora più profittare della ricchezza della città, si giovavano della sua debolezza, ed i mercanti per numero e per ricchezze potentissimi faceanvi impunemente ciò che piii loro piaceva. Già gran parte del contado di Ravenna che si stendeva verso il Po era stato comprato, occupato, usurpato forse in più luoghi dai Veneti che vi teneano presidii e stabilimenti. Nella città medesima da dugent’anni in poi, dal 600 incirca, vi aveano stabilito botteghe e taverne.

Ma contro al comando di Carlo nulla valse; i banchi, i magazzini furono chiusi, le merci tolte, e i mercatanti, dimenticati gli intrapresi negozj, scomparvero tutti.

N’ebbe allora Ravenna notevole danno o un poco di pace per esser libera da questi oltrepotenti? Ciò non apparisce in nessun modo.


  1. Codex Carolinus. Ep. Adriani I ad Car. M.
    Ved. anche Tintori, Storia civile ed ecclesiastica di Venezia. T. II, Dissert. XIX.