Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/325

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

fra venezia e ravenna 31

Così stabilito un porto e nuovi mercati sul Sile, sul Piave ed a S. Michele del Quarto presso le rovine di Altino sulla via Claudia Augusta, che pe’ territori di Treviso, di Belluno e per il Cadore conduceva in Germania, molto s’avvantaggiava il commercio veneto di terraferma.

[Secreto viaggio di Ottone da Ravenna a Venezia] Buona amicizia dopo queste concessioni sembra rimanesse fra i Veneziani ed Ottone, il quale tornato di Germania nel 998 e celebrata la pasqua in Ravenna, udendo ivi tanto vantare il maraviglioso aspetto di Venezia, disse un giorno di voler andare al monastero di Pomposa, che allora era in un’isola da una parte cinta dal Po, dall’altra dal mare, per ristorarsi col bere l’acqua salsa; e colà pervenuto, fecesi preparare una cameretta dall’abate, ma invece in una barchetta condotta da un messo del doge continuò il suo viaggio sino a Venezia.

Lo attendeva il doge all’isola di S. Servolo, ma non svelò chi fosse l’incognito garzoncello, e nel giorno lasciavalo visitare le chiese ed i monumenti di Venezia siccome un privato, anzi l’imperatore girava in abito assai dimesso, erat sane cili ne agnosceretur habitu indutus, dice il Sagornino. Venuta poi la notte, il doge lo riceveva a lauta cena e lungamente conversava con lui. Abitava l’imperatore nella torre orientale del palazzo ducale, e ben più onorevole stanza ebbero in esso i suoi compagni pubblicamente ricevuti come messi dell’imperatore che si diceva essere alla badia di Pomposa. Intanto il doge Orseolo acquistava per modo l’affetto del giovine Ottone che facilmente n’ottenne la rinunzia all’annuo tributo del pallio d’oro, nuove agevolezze per il commercio, e più acconci confini al territorio della Repubblica. Volle pure Ottone tenere al sacro fonte un figliuolo del doge, rinnovando così l’esempio di pace dato nell’856 dall’imperatore Lodovico II quando venne in Venezia con l’imperatrice Angilberga, e dopo essersi indotto a stento ad accettare i doni offertigli, che furono un vaso di pregiatissimo lavoro, una tazza d’argento ed una se-